| - XVII OLIMPIADE ROMA 1960 - Valerij Brumel- |
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Valerij Brumel “L’uomo che sapeva volare” L’ultimo ed il più grande interprete del salto ventrale, Valerij Brumel, nasce in un piccolo villaggio nella lontana Siberia a Tolbuzinho nell’aprile del 1942. In seguito, a causa del lavoro dei genitori, entrambi geologi, la famiglia Brumel si trasferisce in Ucraina dove Valerij, già in età scolare, ha il primo approccio con il salto in alto. Alto 1.85 con 79 kg di peso, a soli 17 anni Valerij già supera il muro dei due metri, tanto che il suo allenatore gli fa ottenere una borsa di studio per l’Università di Mosca, dove incontra Vladimir Dyiachkov, il miglior allenatore russo di salto in alto e dal quale imparerà tutti i segreti della tecnica del salto ventrale, della quale Valerij sarà uno dei più grandi interpreti in assoluto. In pochi mesi conquista il Record Europeo con 2,17 guadagnandosi la convocazione per le Olimpiadi di Roma. Brumel ha solo 18 anni ed è già entrato a far parte dell’ elite dei saltatori mondiali. A Roma conquista la medaglia d’argento saltando 2.16, l’oro andrà al suo compagno, il più esperto georgiano Robert Shavlakadze con la stessa misura ma con un numero inferiore di errori. Il superfavorito, il gigantesco americano (196 cm) John Thomas, soprannominato mister grattacielo, sarà medaglia di bronzo. Nel 1961 a Mosca conquista il primo record del mondo con 2.23 che grazie alle sue straordinarie doti di elevazione, abbatterà per ben sei volte, portandolo a 2.28 sempre a Mosca nel 1963. Ci sarebbero voluti otto lunghi anni prima che l’americano Pat Matzdorf riuscisse a batterlo, ma con uno stile completamente diverso, lo stile Fosbury che nel frattempo avrà preso il posto del ventrale. Memorabili rimangono le sue sfide sempre con l’americano Thomas, negli anni in cui anche lo sport era terreno di scontro tra le due superpotenze mondiali. Nel 1962 ottiene l’Oro ai Campionati Europei di Belgrado e nel 1964 conquista anche l’oro Olimpico a Tokio con 2.18, battendo ancora una volta il rivale americano, dopo aver rischiato l’eliminazione in semifinale saltando 2.06 al terzo tentativo. Valerij Brumel era un maniaco della preparazione, eccelleva in diverse specialità. Correva i 100 mt in 10.5 e saltava in lungo 7.65. Ma purtroppo come spesso accade ai grandi, conduceva una vita tuttaltro che tranquilla. Le sue passioni erano le auto e le moto e la sera del 4 ottobre 1965 a Mosca la moto sulla quale era in sella, guidata da una sua amica, Tamara Golikova, esperta motociclista, a causa dell’asfalto reso viscido dall’umidità si schianta contro un albero. La gamba destra di Valerij si frattura in dodici punti. Fortunatamente i medici riescono ad evitare l’amputazione, ma a causa della mancata formazione del callo osseo la gamba destra, la cosiddetta gamba di stacco, diventa tre centimetri più corta della sinistra. Nei tre anni successivi Valerij lotta con tutte le sue forze per cercare di recuperare, subisce ben 37 interventi nell’ultimo dei quali il professor Llizarov riesce nella difficilissima impresa di far recuperare alla gamba destra i tre centimetri mancanti. Pian piano Brumel ricomincia ad allenarsi e nel 1969 ritorna alle gare, ma non andrà mai più oltre i 2.07 ben lontano dai suoi livelli prima dell’incidente. Nel 1970 decide di ritirarsi. Si laurea in psicologia dello sport e scrive una autobiografia intitolata “Il Diritto al Salto”. Muore all’età di 60 anni dopo lunga malattia, anche se qualcuno attribuisce la causa della morte al suo alcolismo. (f.b)
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| Ultimo aggiornamento Venerdì 03 Settembre 2010 13:43 |









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