| - La Crisi dell'Atletica |
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Redigere un bilancio è sempre cosa fastidiosa, fermo restando, che chi scrive non è un addetto ai lavori ma un appassionato osservatore, uno dei tanti amatori dai pochi capelli brizzolati, che giornalmente si trascina tra i viali della Favorita e che di tanto in tanto, tra lo sguardo infastidito dei tecnici che contano, inanella qualche giro di pista all’interno dello Stadio delle Palme, nel vano tentativo di dare qualità all’allenamento. I Campionati Europei di Atletica Leggera ormai sono alle spalle, purtroppo per noi i numeri che sono pervenuti dalla Catalogna non sono esaltanti, tutt’altro, in carniere soltanto 6 medaglie, 4 delle quali d’argento e 2 di bronzo. Mentre noi continuiamo a perdere terreno, le altre nazioni del vecchio continente continuano a crescere, tale situazione finisce inevitabilmente per creare una voragine tra noi e le altre concorrenti europee, gap, che purtroppo, visti i chiari di luna potrebbe allungarsi sempre più. Senza dimenticare che a breve scadenza avremo le Olimpiadi a Londra, banco di prova ancor più duro e selettivo per i nostri. In tutto questo la cosa che mi fa particolarmente specie è che non abbiamo conquistato nessuna medaglia d’oro, purtroppo le previsioni della vigilia non erano rosee, i fatti spagnoli hanno confermato i sinistri ma fondati presagi della vigilia. A quanto sopra si aggiunge che il settore del fondo e mezzo-fondo che sempre in passato ci ha dato lustro, da un po’ di tempo a questa parte, non produce atleti all’altezza della situazione. Dove è finita la nostra scuola di fondisti che tutto il mondo ci invidiava? E’ solo un problema generazionale o c’è dell’altro? Mi chiedo perché non nascono più atleti del livello di Mennea, Simeoni, Fiasconaro, Arese, Cova e tanti altri che non sto qui a menzionare. Senza voler andare lontano, devo dirvi che frequento lo Stadio da parecchi anni, mi ricordo che rimanevo estasiato nell’osservare gli allenamenti in pista di Antibo, Margherita Gargano e Zarcone. Sulla crisi dell’Atletica Italiana è stato scritto tanto, non credo di essere in possesso di ricette magiche e sono convinto che nessuno possa averne, ma alla base di ogni ricostruzione, perché il movimento ha bisogno di essere rifondato, ci vuole un progetto serio e duraturo che abbia un sostegno economico, sia dal pubblico che dal privato, alcuni sostengono che l’irreversibile affanno sia legato alla scarsa impiantistica, ma così non è, tant’è che prima c’erano meno impianti e più atleti di livello mondiale. E’ vero, invece, che bisogna fare i conti con una generazione che come modello ha eletto l’ipod ed internet, con un benessere ed una sedentarietà sempre più diffusa che inevitabilmente li allontana da uno sport così duro come l’atletica. E allora come spiegare la sequela di allori che raccogliamo in vasca, in uno sport altrettanto duro quale il nuoto? Come mai sempre più giovani si allontanano da questa disciplina che un tempo era la regina dello sport? E’ anche vero che all’Atletica Italiana attualmente manca il grande campione che possa fungere da volano per l’intero movimento, a tal proposito avrebbero potuto dare un sostanzioso contributo Howe e Gibilisco, ma non sono stati suffragati da adeguati risultati. Attualmente nel panorama nazionale manca l’atleta di grido che in qualche modo buchi lo schermo e ti emozioni con le sue gesta. Ricorrendo ad una facile analogia, ricordo che Adriano Panatta, da solo, nel 1976 con le sue vittorie a Roma, Parigi ed in Coppa Davis, diede slancio al movimento tennistico italiano per più di un ventennio, attualmente non ci sono più icone da emulare che possano fungere da sprone per le nuove generazioni. Sono dell’avviso che sul territorio italico i grandi talenti continuano a venire alla luce, ma costoro devono essere scovati, seguiti e ove possibile aiutati a continuare con l’Atletica, bisogna dare loro i mezzi e le persone giuste per farli crescere nel modo migliore. L’Atletica è la madre di tutti gli sport, bisogna ripartire dalla scuola, l’imperativo deve essere quello di ridare slancio all’attività scolastica, bisogna rivitalizzare e dare grande risalto alle attività studentesche, lavorare proficuamente nella scuola. In quest’ultima, purtroppo, così come strutturata non si insegna sport, figuriamoci se si può insegnare Atletica Leggera, del resto è durante la formazione scolastica che un giovinetto comincia ad amare e rispettare lo sport, la scuola non può e non deve demandare ad altri questo delicato compito. Purtroppo, è anche vero che l’Atletica, come tutte le altre pratiche sportive è passata in secondo piano, in Italia tutti gli sport devono fare i conti con il calcio, un avversario spietato che quotidianamente ti entra in casa e ti bombarda. Molti piccoli sono più attratti dalle attività ludiche che si insegnano nelle scuole calcio, quasi tutte a due passi da casa, che dalla dura pista, che spesso dista parecchio. Ormai il calcio è sempre più onnipresente a tal punto che per i nostri ragazzi spesso l’arte pallonara è sinonimo di sport. Non deve essere così, bisogna tornare alla base, bisogna tornare tra i banchi di scuola e bisogna farlo al più presto al fine di evitare ulteriori disastri futuri. (alamo) |









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