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ECOTRAIL DELL’ETNA: COME ARMSTRONG SULLA LUNA Non è vero che “i sogni belli non si avverano mai”, come recita una bellissima canzone di Franco Battiato. Forse semplicemente cerchiamo bellezza e felicità nei luoghi sbagliati, mari tropicali, locali alla moda, alberghi a cinque stelle, negozi supergriffati. Io le ho trovate nell’ambiente apparentemente più inospitale, ostile, irto e scosceso, quello che si è presentato ai miei occhi nel duro ma estremamente affascinante percorso di 18 km ricavato all’interno del gioiello naturalistico del Parco dell’Etna, presso S.Alfio, in occasione dell’Ecotrail dell’Etna, IV prova del circuito dell’Ecotrail Sicilia 2010, svoltasi Domenica 1 Agosto, con partenza e arrivo al Rifugio Citelli. Sono pressocchè certa che insieme a me e come me anche gli oltre 110 podisti che formavano l’allegra carovana degli amanti della corsa in natura sono rimasti ammaliati dall’incantevole paesaggio lunare della Valle del Bove, una enorme valle a forma di ferro di cavallo, di considerevoli dimensioni, dovuta al sovrapporsi di diverse colate laviche del 20° secolo.Nere rocce vulcaniche a perdita d’occhio, creste frastagliate affacciate su profondi e inquietanti baratri a soli pochi passi da me, l’incedere incerto, lo sguardo indeciso se perdersi tra la bellezza degli insoliti scenari o, più prudentemente, attento e fisso sul percorso accidentato e quanto mai insidioso, foriero di probabili e rovinose cadute, hanno richiamato alla mia memoria un’immagine nota a tutti ,che ha fatto, nel lontano luglio 1969, il giro del mondo, forse l’evento più visto in tv di tutti i tempi, la missione di allunaggio dell’astronauta statunitense Neil Armstrong, la prima passeggiata dell’uomo sulla luna, la fantascienza che diveniva realtà. Così, in un chiaro stato di ebbrezza e di entusiasmo, quello che solitamente mi accompagna quando faccio qualcosa che, essendo al di sopra delle mie possibilità, diventa pertanto estremo, esaltante e intenso, mi giro verso i miei compagni di viaggio esclamando “Come Armstrong sulla luna”. Naturalmente il paragone è eccessivo ma endorfine ed entusiasmo, a volte, si sa, fanno strani scherzi. Ma non è finita. Chi ha ideato il percorso non ci ha fatto mancare nulla. Lunghi tratti di soffice sabbia lavica per non tralasciare un po’ di potenziamento. In effetti, dopo una durissima salita di “appena” quattro chilometri e mezzo, durante la quale ti dimentichi cosa significa correre e riesci, se va bene, a camminare, costretta , a tratti,ad abbarbicarti a ad un ramo piuttosto che ad uno spuntone di roccia, sprofondare e riemergere nella morbidezza del terreno lavico è il desiderio di tutti i runners! A quel punto pensi, che ingenuità, che ti aspetta ormai solo un’agevole discesa. Troppo facile. Una serie di interminabili saliscendi più volte mi hanno indotto a “invocare” l’infaticabile Aldo, magistrale e sadico ideatore,insieme ai suoi collaboratori, del tracciato etneo. A rendere più fedele la varietà del paesaggio non posso tralasciare di menzionare la presenza, soprattutto nella parte iniziale e finale del percorso, di una bella e fitta vegetazione costituita da betulle, faggi e ginestre che ci hanno regalato refrigeranti e gradite zone d’ombra e di frescura. Passando da una quota minima di 1670m a una massima di 2165m, credo la più alta mai raggiunta in una gara di trail, dopo tre ore di fatica, sete, senso di libertà, consapevolezza di essere nel posto giusto con le persone giuste,voglia di farcela da sola, senza appoggiarmi a compagni più esperti,correndo in completa solitudine per gli ultimi otto nove chilometri, sono finalmente arrivata sulla dirittura d’arrivo accolta come sempre festosamente e generosamente da amici e conoscenti. Rappresenta per me uno dei momenti più belli, perché applaudire o incitare chi vince è normale e scontato, ma nel mio caso rappresenta soprattutto una simpatica e allegra manifestazione di sportività, di solidarietà, in alcuni casi di affetto, quanto mai in linea e coerente con lo spirito trail che contraddistingue l’ambiente e i partecipanti di questo genere di eventi sportivi in cui gli aspetti meramente agonistici sono subalterni e secondari rispetto ad una visione più alta e umana dello sport nel pieno e doveroso rispetto della meravigliosa natura che lo ospita e nel contempo lo esalta. La mia seconda esperienza di trail mi ha insegnato (chi pratica l’ecotrail lo sa bene) quanto sia importante che il percorso sia fettucciato attentamente e con precisione. Guai a distrarsi. Si rischia di allontanarsi pericolosamente dal percorso , di trovarsi in difficoltà, nel migliore dei casi di perdere minuti preziosi ai fini cronometrici. Pertanto i miei occhi erano sempre alla ricerca della fettuccia successiva, unica amica certa e fedele, necessaria a indicarti i sentieri sicuri, a farti mantenere la “retta via”,quella che ti condurrà incolume al traguardo. Peccato che anche nella vita di tutti i giorni non esistano fettucce bianche e rosse che ci guidino per strade sicure e giuste, riferimenti certi per non uscire dal tracciato e per non perderci in vicoli bui e malfidi. Allo stesso modo nessuna fettuccia gialla ci avverte in tempo che dobbiamo tornare indietro, che stiamo sbagliando mettendo a repentaglio la nostra incolumità. Paradossalmente, a pensarci bene, ci esponiamo a rischi maggiori e più perniciosi nelle affollate e assordanti vie cittadine, attorniati da un’umanità varia e il più delle volte indecifrabile che nei sentieri accidentati e solitari di un pendio vulcanico,dove, sospeso tra cielo e terra, ti trovi quasi dimentico di te e di tutte quelle apprensioni e angustie che solitamente occupano la mente e assalgono i pensieri. Certo che l’animo umano è proprio strano. Incapace di trovare quiete e pace tra agi e comodità di un’apparente e rassicurante normalità, ricerca e spesso trova il suo benessere e il suo appagamento, per quanto momentaneo e precario, nello fatica estenuante di una salita che sembra non finire mai, nel contatto fisico di una natura selvaggia ma non ostile, nell’avvertimento della meravigliosa contraddizione tra la propria umana fragilità e la sempre stupefacente grandiosità di un posto che si chiama mondo, Madre natura, creato che ci gira intorno e che non vediamo quasi mai. La bellezza è nelle cose o nei nostri occhi? Con questo quesito, forse poco “sportivo”ma che comunque una competizione sportiva ha sollecitato, mi piace porre termine alle mie riflessioni su un’esperienza piacevole e coinvolgente proiettata già verso la prossima avventura, la v tappa del circuito, l’Ecotrail della Luna, presso Caltavuturo, una due giorni niente male, 12km in notturna e “appena” 24 km solo l’indomani mattina. Un’ultima annotazione, forse il ricordo più particolare, sicuramente l’incontro più insolito e impensabile: la visita nel bed&breakfast presso cui alloggiavamo di una pacifica quanto domestica volpe che, anziché intimorirsi per la nostra presenza e scappare velocemente come ci saremmo aspettati, si offriva placidamente agli obiettivi delle nostre digitali, regalandoci un fuori programma insolito e divertente, allontanandosi solo quando la sua indole narcisistica e vanesia sarà stata soddisfatta dai nostri molteplici e incuriositi scatti fotografici. (Silvana) |
| Ultimo aggiornamento Lunedì 09 Agosto 2010 22:58 |









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