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Il bello degli infortuni
Il bello degli infortuni
Il proverbio “non tutti i mali vengono per nuocere” si è dimostrato ancora una volta corrispondente alla realtà, adesso vi spiego il perché:
- Lunedi 25 maggio mentre mi recavo di mattina al lavoro, sono stato coinvolto in un incidente stradale a seguito del quale ho riportato la frattura di n° 4 costole.
- Sul luogo dell’incidente si è trovata per caso la nostra Maria Pollara, che vedendomi a terra si è fermata per verificare se avevo bisogno d’aiuto e come stavo, poi dato che con me c’era mio figlio e mia moglie e che stava arrivando l’autoambulanza, mi ha salutato ed è andata via.
- Non so se da lei è partito il tam-tam della notizia o se invece sia stata mia moglie ad informare qualcuno, fatto sta che appena sono arrivato a casa, in tarda mattinata, sono cominciate a fioccare telefonate di amici runners che hanno manifestato un sincero ed affettuoso interesse nei miei confronti. Inoltre con il passare del tempo il numero delle telefonate è diventato impressionante, ancora oggi a distanza di 4 giorni dall’evento molti amici continuano a chiamare.
- Devo dire che tutto questo affetto mi ha profondamente colpito, e mi conferma la convinzione che noi corridori abbiamo un livello superiore di coscienza sociale e di valori rispetto alla media delle persone, c’è un qualcosa di pulito che ci unisce e che in questa situazione è emerso imperiosamente. Dato lo sfacelo della società in cui viviamo rappresentiamo una delle poche comunità che ha ancora dei valori da difendere, l’amicizia deve essere il nostro filo conduttore.
- Ringrazio tutti e vi mando un abbraccio, ma occhio …… perché, quando il medico mi darà il via, vi verrò a riprendere!!!
P.S. La prossima volta per avere una tale manifestazione di partecipazione da parte vostra, suggerirei un evento gastronomico sicuramente più gradito (almeno dal sottoscritto).
Roberto
Ragazzi che domenica!!
Ancora un'altra partenza!
Ancora un’altra partenza!
Ancora una volta, una nuova avventura di 10 km, una distanza per la quale non ho mai seguito allenamenti specifici e non ho esperienza. Si tratta del trofeo Kalat giunto alla sua 12°edizione che si svolge a Caltanissetta, città che da “buona” siciliana non conoscevo, pur essendo stata a New York, Parigi, Roma...ecc.
Mi riprometto di trovare un'altra occasione per visitare almeno il parco archeologico di cui non conoscevo l'esistenza.
Stamane sveglia alle 5.50 per una frugale colazione a base di yogurt e “sbrenciulame”, come qualcuno lo chiama, di cereali e bacchette di Goji (il mio doping naturale). Appuntamento a piazzale Giotto alle ore 7.00 con la SQUADRA della TRINACRIA che ha messo a disposizione un “pulmanino” per l’occasione.
Arrivo a Caltanissetta alle ore 9.15, dopo una breve sosta in un’area di servizio, dove incontriamo casualmente i Panormus in viaggio verso le Madonie per andare ad allenarsi sul percorso dell’Ecomaratona di Polizzi. Mentre mi avvicino all’arco gonfiabile sento la voce dello speaker, forse un’allucinazione, mi sembra la voce di Aldo Siragusa… penso di avere fatto troppe gare trail… invece è proprio lui e mi sento subito come a casa.
Si comincia con le competizioni dei giovanissimi che effettuano un percorso di 835 metri, naturalmente incoraggio tutti con particolare attenzione per le ragazze; è bello vedere i genitori che incitano i propri figli, è un momento di entusiasmo generale, avrei voluto potere fare il tifo per i miei che invece hanno preferito rimanere a casa a dormire.
Dopo un breve riscaldamento e le foto di rito ci schieriamo… non sono in tensione, stranamente… non mi sento preoccupata e non penso, come al solito “chi me lo ha fatto fare”, probabilmente lo penserò fra poco, ma di solito quando comincia la gara mi conforto pensando che ormai ci sono e non mi resta che arrivare al traguardo. Alla partenza gli atleti fanno i soliti riti di incoraggiamento : chi si augura “in bocca al lupo”, chi si fa il segno della croce o bacia la fede o il crocifisso della collanina, io ripeto a mente una frase: “sono una persona normale”.


Uno dei frequenti cortocircuiti telematici aveva relegato nel limbo dei microchip questo prezioso contributo che il professor Giuseppe Francavilla, titolare della cattedra di Medicina dello Sport dell’Università di Palermo, ci aveva inviato 10 giorni fa. Nella sua esemplificazione sui casi delle morti improvvise si legge: i tristissimi decessi a 54 e 30 anni. 


Prepararsi per una gara di 10 km.











